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:: Cultura e Tradizioni siciliane

Le multiformi tradizioni popolari siciliane - orali e oggettive - sono, nella più parte, chiari esiti dello stratificarsi nell'isola di culture e civiltà diverse (greci, latini, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi), le quali nel tempo hanno connotato l’etnos di vere e proprie giustapposizioni sincretiche. Per es., non pochi scongiuri - formule medico-magiche e/o apotropaiche (soprattutto contro il malocchio, volontariamente prodotto per invidia) ancor oggi abbastanza presenti nella tradizione orale - trovano senso se ricondotti al mondo pagano. Col diffondersi del cristianesimo, infatti, alle formule che indicano divinità e azioni da esse compiute, si sostituiscono formule aventi come personaggi i santi e la Sacra famiglia, o Dio stesso. Da qui se il popolo, non distinguendo fra la preghiera - che e soltanto un'invocazione a Dio o ad un santo - e scongiuro - la cui recita, secondo la credenza, determina esattamente solo ciò che la recitante vuole - chiama anche gli scongiuri preghiere, laddove essi preghiere non sono.

E vi è di più, se in vari altri aspetti culturali non è difficile riconoscere debiti verso età storiche ancora più arcaiche, come e il caso di parecchi culti popolari per i santi, nei quali il cristianesimo ha finito con l'identificare i «successori degli dei», ma non soltanto dell'Olimpo dei greci, e dei latini, bensì anche di quello della più antica civiltà isolana, dei sicani e dei siculi.

Festa del "Tataratà" di Casteltermini - AgrigentoSenza dire che le stratificazioni e/o giustapposizioni delle civiltà avvicendatesi nell'isola non risultano meno emergenti anche nel dialetto, non tanto quello letterario, vera e propria lingua, quanto quello parlato/vissuto e che si rinfrange nei molteplici sottodialetti, a parte le vere e proprie «isole» linguistiche delle colonie albanesi (Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Palazzo Adriano [PA]) e delle aree gallo-italiche «lombarde» (Nicosia, Sperlinga [EN]; Novara, San Fratello [ME]). Comunque, e in molti altri aspetti che il folklore d'oggi resta vincolato alle matrici storiche. Notevoli, in tal senso, talune forme spettacolari funzionali alla memorizzazione-rievocazione di grandi eventi. Cosi il Tataratà di Casteltermini (AG), che riecheggia le lotte, contro gli infedeli, dell'esercito bizantino dell’imperatore di Costantinopoli. Sicchè, nell'ultima domenica di maggio, giovani ben addestrati si battono, due a due, con rozze spade: e il battere di esse e ritmico, in sintonia al «tataratà» dei tamburi.

E così il Palio dei normanni (Piazza Armerina [EN]: 13 e 14 agosto), che rievoca l'ingresso del conte Ruggero in Sicilia. Con lui, intanto, arriva nell’isola l'epopea dei cavalieri in lotta contro i mori, cioè dei paladini di Carlo Magno, sui quali il popolo proietterà le sue aspirazioni e i suoi impeti, forse anche mafiosi, fino a ridurne le gesta (sec. XIX) a fabula del teatro dei pupi (l’opra), come a materia letteraria (divulgata in dispense: notissime, in tal senso, quelle della Storia dei paladini di Francia di Giusto Lo Dico) e figurativa (i cartelloni dell’opra dei pupi, le decorazioni del carretto).

Dopo i normanni gli spagnoli, i quali caricano le tinte dei costumi, introducendo il gusto per un barocchismo, che ancor oggi si palesa soprattutto nelle feste; quindi i francesi, il cui dominio lascia memoria nella tradizione orale (piuttosto proverbi e modi di dire) di violenze, flagelli, in altre parole di infausto governo. Ne le motivazioni diacroniche della cultura popolare si interrompono certo alle testimonianze teste citate, avendo sempre avuto gli eventi della storia costante eco nei fatti folklorici.

Opra de PupiBasti dire della ceramica a figura umana dell’età borbonica, con i suoi stilemi decorativi in forme di contestazione e di protesta sociale. Eppure non è il folklore al microscopio della storia, cioè il folklore come testimonianza storica e pertanto necessaria fonte per la storia (etnofonte) che di norma - al di là di una ristretta cerchia di addetti ai lavori - i più riescono a cogliere e, cosi, a privilegiare; quanto, è piuttosto, la sua dimensione nel segno del «godibile con gli occhi»: donde la preferenza per l’artigianato, le feste e gli spettacoli popolari, forme comunemente identificate col «vero folklore».

L’artigianato, certo, presentava una diversa facies fino ad alcuni decenni fa, allorché la creatività popolare si esprimeva nei suoi prodotti rispondendo ai bisogni propri della comunità del tempo: e qui alludiamo a tutta una serie di manufatti, dall’immaginario popolare, ai pastori da presepe, dagli ex-voto, alle pitture su vetro. Laddove oggi le più notevoli sue espressioni si configurano piuttosto nel segno del consumismo: dal ferro battuto alla ceramica, dall'intarsio del legno all'arte tessile, dalla lavorazione dell'ambra all’arte dolciaria.

Per il ferro battuto area di notevole propor-zione è quella di Giardini (ME) e di tutta la fascia costiera, che da Siracusa giunge a Messina; per la ceramica e il vasellame artistico centri di maggiore importanza sono Burgio (AG), Caltagirone (CT), Collesano (PA), Santo Stefano di Camastra (ME) e Sciacca (AG): Collesano per le borracce invetriate a forma di ciambelle o di teste barbute, per le acquasantiere, le lucerne a figura umana, ecc; Caltagirone per i vari tipi di brocche.

continua >>>

 
 

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